Perché è utile, anzi giusto, avere tra i propri investimenti una quota di azioni? A cosa servono? Sono tutte ugualmente rischiose?

L’azione non è altro che la certificazione di proprietà di una quota, più o meno grande, di un’azienda. 

Ogni azienda infatti è posseduta da 1 o più azionisti.

La Viva la Tryppa S.p.a.

Poniamo il caso che io abbia fondato un’azienda insieme ad un mio amico. L’azienda comincia ad andare bene, a crescere e a produrre utili. Con questi guadagni, io e il mio amico decidiamo di comprare nuovi macchinari, aprire nuovi negozi, sviluppare altri prodotti, ecc…

Arriviamo ad un punto nel quale l’azienda è molto grande ed in ottima salute. Tra le tante cose che io ed il mio socio possiamo fare, c’è la possibilità di ammettere altri soci nella società, vendendo parte delle nostre quote, per ricavarne un capitale liquido da usare come meglio crediamo ( per comprare nuovi macchinari o negozi, per altre imprese, o per vivere alle Bahamas).

Decidiamo così di offrire al mercato una quota, diciamo il 30% della nostra società.

Il mercato (ovvero gli investitori) sarà ben lieto di accaparrarsi le azioni di una società redditizia ed io e il mio socio abbiamo capitalizzato la nostra idea e anni di lavoro, pur continuando a decidere delle sorti della nostra creatura.

Lo scopo di tutto questo è fare si che il VALORE delle nostre azioni aumenti e, comunque, non diminuisca eccessivamente.

Questo più o meno è quanto è accaduto all’inizio del percorso borsistico di quasi tutte le azioni disponibili. Ne più ne meno…

Quindi l’obiettivo numero 1 è quello di continuare a far crescere l’azienda.

Per lo stesso principio, se io e il mio socio invece non saremo più in grado di far crescere la nostra azienda, gli azionisti ci abbandoneranno, venderanno le loro quote, il prezzo calerà e noi saremo proprietari di un’azienda in fallimento, perché non più in grado di produrre utili e priva di valore.

Le Società per azioni hanno come unico, categorico, obiettivo, quello di produrre utili in futuro, quindi di fatturare e crescere, sottoponendosi ogni giorno al giudizio, implacabile, ma imparziale, del mercato.

Il mercato opera quindi una selezione “naturale” tra le aziende che faranno utili e quelle che non ci riusciranno.

Ma cosa ci facciamo poi con gli utili prodotti dalla VivalaTrYppa?

Le Azioni VALUE

A questo punto i nuovi soci (gli investitori) vorranno vedere dei risultati “tangibili” del loro investimento.

Si decide quindi di distribuire loro, sotto forma di DIVIDENDO, parte degli utili che l’azienda produce ogni anno.

Ogni anno quindi, soprattutto con l’intento di tenersi buoni gli azionisti più grandi ed attirare nuovi azionisti, la VivalaTryppa, in un’assemblea, decide di assegnare un DIVIDENDO a tutti i proprietari delle quote (azionisti, appunto), tipicamente nella tarda primavera, di 8 Euro per ogni azione, il cui valore di borsa al momento è intorno ai 100 Euro.

Forti di un rendimento annuo dell’ 8%. gli azionisti, specie quelli più interessati a rendimenti stabili, terranno ben strette le azioni in loro possesso, noncuranti di qualche occasionale sbalzo nel prezzo, che anzi potrà dare l’occasione di un ulteriore acquisto.

Dato che in finanza nulla è gratis, però, i soldi che la VivaLaTrippa sborsa ogni anno per mantenere e attirare gli azionisti, sono sottratti ad altri impieghi, tipo la ricerca di nuove soluzioni (ricerca e sviluppo) o altri investimenti a lungo termine (nuovi negozi, nuovi macchinari, ecc).

Quindi la mia abilità di Amministratore delegato della VivalaTrippa consisterà, in gran parte, proprio nel ponderare attentamente la giusta dose di utili da impiegare nei dividendi, per non compromettere lo sviluppo futuro dell’azienda.

Insomma devo decidere quanto essere CICALA e quanto essere FORMICA, per essere più espliciti!

C’è anche un altro modo, un po’ meno idilliaco, ma efficace, per alzare il prezzo delle azioni. E’ stato molto utilizzato negli ultimi anni da molte società. Si chiama BUYBACK, ed è il riacquisto di una parte di azioni da parte della società stessa, che ritirandole dal mercato, cerca di far salire il prezzo di quelle residue.

Si capisce che le operazioni di Buyback hanno come scopo principale quello di arricchire gli azionisti più grandi e concentrare il potere decisionale in poche mani, sottraendo valore e liquidità all’azienda.

E’ un male? E’ un bene?

E’ il MERCATO!

Le azioni GROWTH

Ma è sempre così? NO, anzi!

Tutto sta nelle mani di chi decide come utilizzare gli utili (se ci sono).

Ad esempio, noi della VivalaTryppa potremmo sviluppare nuovi prodotti e nuovi servizi, dichiarando al mercato che per qualche anno daremo meno dividendi e utilizzeremo i guadagni per concretizzare una nuova splendida idea… 

Se il mercato ha fiducia in me e nel mio socio, correrà a comprare le nostre azioni, intuendo un futuro radioso per la nostra società. E il prezzo delle azioni salirà, anche se non diamo alcun dividendo, e non lo daremo per molti anni!

Strano ma vero. Un esempio?

Apple quotava circa 3 $ nel febbraio del 2007. Più tardi quell’anno è uscito il primo I-Phone…. ed ha avuto un discreto successo!

Oggi Apple quota circa 150 $!

Ma che differenza c’è, in pratica tra azioni Value e Growth?

E perché è utile conoscere questa differenza?

Andiamo per punti:

  1. Le azioni value in genere sono quelle dei settori economici più consolidati e tradizionali, come ad esempio l’estrazione di materie prime, la farmaceutica, il settore degli alimenti di prima necessità, le utility (ovvero acqua, luce, gas e smaltimento rifiuti), l’automobile, le assicurazioni,  ecc. Le azioni Growth sono (in genere) di società che puntano su settori innovativi: internet, software, alta tecnologia, Intelligenza artificiale, biotecnologie, ecc..
  2.  Le azioni value, avendo un business più consolidato, e spesso flussi di cassa continui derivati da rendite, pedaggi, brevetti, ecc., sono meno dipendenti dai prestiti, quindi dalle fluttuazioni dei tassi di interesse sui prestiti stessi. Le azioni growth al contrario possono sviluppare i propri progetti solo facendo ampio ricorso al credito, in tutte le sue forme. Per questo, quando salgono i tassi di interesse, prendere a prestito soldi costa di più e questo grava maggiormente sul bilancio di società che hanno grandi debiti e un business ancora in divenire.
  3. Proprio per questi motivi in genere le azioni Value sono abbastanza generose nel gratificare i propri azionisti con succosi dividendi, mentre le azioni Growth devono impiegare tutte le risorse disponibili, o quasi, nella ricerca e nell’innovazione.
  4. Ne consegue che il rischio di incappare in un colossale fallimento, o la probabilità di avere un successo strepitoso, sono molto più frequenti per le azioni Growth che per le Value.

Queste sono  (in linea di massima) le differenze di base.

E’ noto che i  confini tra le due categorie sono sempre più labili. Basti pensare ad esempio a Tesla, società automobilistica, ma tipicamente Growth, o a tutto il settore delle energie alternative, bisognose di grandi investimenti in ricerca che potrebbero essere vanificati da un possibile fallimento.

Le differenze appena elencate trovano ancora riscontro nell’andamento di questi due gruppi di azioni.

Vediamo un confronto, ad esempio, sul mercato azionario statunitense (che è quello più ampio e maturo), in dollari, per neutralizzare l’effetto cambio, tra un indice composto dalle principali azioni Value (large cap value) e uno composto da azioni Growth (large cap growth) dal 1970 al 2022:

Sulle ascisse il rendimento per anno solare, sulle ordinate la frequenza di anni su quelli considerati.

Ecco il Value:

Ed ecco il Growth:

Apparentemente i risultati sono abbastanza simili: rendimento medio su 52 anni, al netto dell’inflazione, del 7,5 % annuo circa, probabilità di avere anni negativi circa del 30%.

Quello che cambia è la possibilità di avere annate con risultati “estremi” (fino a oltre +50 o – 50 per cento), molto più frequente nell’indice Growth,

Infatti, se analizziamo i cosiddetti Drawdowns, ovvero il tempo massimo che ci è voluto, al netto dell’inflazione, per recuperare una perdita da un ingresso particolarmente disgraziato sul mercato, per l’indice Value si parla di un Max Drawdown di circa 12 anni…

… ovvero ci sono voluti circa 12 anni per recuperare da un acquisto particolarmente infelice (corrisponde ai primi anni ’70), causando al malcapitato un “ULCER INDEX” di 12, 1 punti.

Se il poveretto avesse investito solo in un paniere di titoli Growth, dal momento peggiore al recupero avrebbe impiegato un numero di anni che non sta neppure nel grafico (!), dovendosi curare un’ulcera da record (31,5 punti).

Ricapitolando:

Negli ultimi 52 anni i titoli Value e quelli Growth, pur avendo dato rendimenti pressoché simili agli investitori, hanno causato sofferenze molto diverse a chi vi ha impiegato i risparmi. Ne è valsa la pena?

Comprare la possibilità di essere proprietario della prossima Apple vale il rischio di di non rivedere mai più i propri soldi?

Sarà così anche nei prossimi 50 anni?

E chi lo sa!?

Nel dubbio, la soluzione migliore è quella di DIVERSIFICARE i propri investimenti,  come sempre!