Disclaimer: anche questo articolo è ispirato da un palese conflitto di interessi: ho 2 figli che hanno quasi questa età!

Scrivo questo pezzo nel luglio 2020, nei giorni che seguono ad una grande svolta della storia europea recente: il varo del Next Generation EU, un piano enorme di impiego di risorse comuni dell’Unione, da destinare a tutti quei settori che dovranno modellare una società ed un’economia più pulita , più equa ed in grado di sostenere le giovani generazioni.

Mi sono domandato: siamo pronti noi italiani , intendo dire culturalmente, a pensare a come utilizzare al meglio le risorse che ci saranno destinate? Si parla di 209 miliardi di euro, in buona parte a fondo perduto, ovvero regalati (oltre ai fondi per la disoccupazione e le spese in sanità).

In altre parole, la nostra società è pronta a pensare il futuro? Ha il coraggio di uscire, come dicono quelli bravi, dalla propria “Comfort Zone” e immaginare un mondo che non sia la continua ripetizione di schemi già sperimentati?

Mi permetto di dubitarne. Ecco un paio di spunti di riflessione:

  1. La situazione demografica italiana è quantomeno allarmante, come è noto. I dati recenti sul calo della natalità nel 2019 (siamo intorno ai 420 mila nuovi nati, minimo storico, in ulteriore calo del 4.5% rispetto al 2018) confermano un trend ormai consolidato di calo. Si vedano in merito i numerosi interventi del Prof. Alessandro Rosina sul Sole24Ore (ad esempio il 15/6/2020 e il 9/7/2020). L’epidemia di Covid 19 , aumentando l’incertezza e la difficoltà economica delle famiglie, inciderà ulteriormente sulla scelta di avere figli per una coppia e sulla capacità di indipendenza dei giovani rispetto alla famiglia di origine (“L’economia italiana dopo il covid 19” BonomiaUP, 2020).
  2. Il debito Pubblico, che è essenzialmente un fardello che la generazione attuale carica sulle spalle delle prossime, è in continuo aumento, come già ampiamente discusso in altri articoli. Si ha la precisa sensazione che questo fardello non sia percepito, nel dibattito pubblico, come l’enorme nube che incombe di fatto sul futuro del paese. Molto si potrebbe dire su come questa mole di debito è stata utilizzata, o per meglio dire, consumata, nel corso dei decenni. Ma certamente poco è stato speso per i giovani e per sostenere le nuove famiglie. In un recente Tweet, il prof. Carlo Cottarelli evidenzia senza appello i limiti culturali di certe scelte…

Conclusioni?

Beh, diciamo che certamente il consiglio migliore che possiamo dare ai giovani su come condurre la propria vita e la società nel suo complesso NON è : Fai come si è sempre fatto!

Sarà infatti meglio che smettano il prima possibile di fare come si è fatto finora, visti i risultati!

E allora? Cosa dovremmo consigliare loro? Difficile a dirsi. Però qualche linea guida di buon senso, nella nebbia di questi tempi confusi, si può intravvedere. Proviamo:

  • Stare flessibili. Evitare di immobilizzarsi e radicarsi troppo in una posizione, in un luogo, in un sistema di rapporti. Tutto cambia a velocità frenetica e imprevista, e poter scegliere è la chiave per sopravvivere al cambiamento. Spesso sono i genitori stessi e le loro aspettative che condizionano le scelte dei ragazzi, in molti casi facendo loro del male!
  • Coltivare se stessi. Insomma avere molti interessi, conoscere un po’ di tante cose, tenere le antenne dritte. Non è perdita di tempo, anzi! Aumenta le probabilità di trovare un bandolo in questa matassa intricata.
  • Seguire la passione. Se capita (grande fortuna!) che durante la ricerca si incappa in una grande passione, è bene seguirla senza compromessi. Il mondo è già abbastanza pieno di gente frustrata e insoddisfatta!

Da un punto di vista meno filosofico e più pratico, noi genitori potremmo pensare al futuro dei nostri bambini e ragazzi, accantonando a loro favore parte del nostro reddito, finalizzando un piano di risparmio per costituire loro un “capitale di partenza” , ad esempio.

In particolare, ma è solo un esempio, la normativa sui fondi pensione permette di accantonare su uno strumento deducibile dal reddito una somma a favore del figlio/a (o del nipotin/a). Quando sarà in grado di contribuirvi in prima persona, l’erede si troverà già un gruzzoletto su uno strumento di previdenza complementare.

Questo, oltre all’indubbio contributo pratico alla tranquillità del ragazzo, darà certamente uno stimolo “educativo” a favore del risparmio consapevole e del ragionamento di lungo termine del fortunato discendente.

P.S.: Sarà una combinazione, ma proprio il giorno dopo la stesura di questo articolo, sul Corriere Economia è uscito questo pezzo di Ferruccio De Bortoli ed Enrico Giovannini sul Recovery Fund e l’utilizzo che l’Italia ne deve fare per i giovani.

PP.SS: Qui c’è il link all’ormai celebre discorso di Mario Draghi  del 17/8/2020 al Meeting di Rimini.